"Come fa male vedere un quotidiano come La Repubblica che le dà voce, quella voce negata a tanti altri nessuno che non possono permettersi di consigliare ai figli di emigrare perché non avrebbero mezzi per aiutarli. Quella voce negata alla vita di tante persone ridotte a un silenzio che sta creando una massa d’odio profondo e non mediato. Sa da quanti anni va avanti quello che lei chiama “schifo”? Conosco grandi persone diventate nulla e delle nullità assurte alla gloria spinte dal cognome. Ma sto diventando banale… e sa perché sto diventando banale? Perché sono anni che sento questi discorsi e sono anni che di tanto in tanto trovo denunce come la sua fatta da gente come lei sulla pelle di persone come me. Ormai la denuncia dello schifo fa parte della retorica dello schifo stesso e non riesco più ad accettarla in quanto tale, perché non produce alcun cambiamento. È un lamentarsi fine a se stesso."

la risposta di un precario a celli

posso anche apprezzare che celli prenda questa posizione, considerando che ci metterebbe cinque secondi a trovare un lavoro al proprio figlio.
però mi fa incazzare proprio quello che ho riportato a inizio brano: è molto facile consigliare ai propri figli di emigrare, se li si può autare economicamente. vale lo stesso per chi può permettersi di far frequentare ai propri figli un’università privata, che di certo aiuta nel trovare lavoro, e così via.
è questo che mi fa incazzare più di tutto, forse.
è questo lo schifo che non sopporto.

(via rosesandcherubim)

Appunto.

(via tuttofa)

stamattina, quando ho letto la letterea di Celli, ho sentito di non essere totalmente d’accordo con quanto scritto. l’aver letto questo, ora, mi ha reso tutto un po’ più chiaro.