thediamondage:

virginiamanda:

segnalibridiviola:

Ed ecco che nella mia trista mente di adolescente sfigato, le cose hanno preso forma. La risposta che mancava sempre quando, nelle interviste riguardanti il libro, mi chiedevano “Ma Madeddu, alla fine, qual è la canzone più triste?”, mi è apparsa luminosa come quando a Scarface appare la scritta THE WORLD IS YOURS.

Danzo da solo, e me ne vanto: il mio voto per la canzone italiana più triste va a Tapparella di Elio & le Storie Tese.

Ma come, direte voi. Fa ridere.

Ed ecco un buon motivo per cui è triste. Proprio il fatto che fa ridere VOI. Vi fa ridere adesso che l’età più infelice della vita è passata, l’età che Stephen King ha magistralmente descritto in IT (non venitemi a dire che il mostro in quel libro è il ragnopagliaccio: il vero motivo di orrore del romanzo è: avere 12 anni). Vi fa ridere ora che gli amici bulli non vi prendono più in giro e le ragazze non vi coprono di due di picche da far invidia al signor Modiano. Ma alcuni di noi in quella fase ci sono ancora, e voi ridete di noi! Bastardi. E’ triste perché è vera, è triste perché è crudele, perché è la tirannia dei fighi, perché è l’angoscia dell’esclusione, e perché, soprattutto, la voce di Stefano Belisari è la più triste del mondo, più di quella di Claudio Baglioni e di Bianconi dei Baustelle (che sia la B a intristire? Come milanista dovrei saperne qualcosa), e certamente più delle voci fintotristi di Biagio Antonacci (che si limita a strascicare) o di Manuel Agnelli (che si limita a bofonchiare). Peraltro l’amore per la musica lirica di Elio dovrebbe portare l’ascoltatore accorto ad andare oltre l’apparente amenità del complessino milanese, perché la dolentissima, unica voce del cantante associata a detta amenità chiama in causa i Pagliacci di Leoncavallo – che a loro volta evocano quanto scrisse Smokey Robinson nella canzone straniera più triste del mondo:

“Just like Pagliacci did

I try to keep my sadness hid

smiling in the public eye

But in my lonely room I cry

the tears of a clown

when there’s no one around”.

(sniff)

…Bene, ho concluso. Ora, solo nella mia stanza, mi scioglierò in lagrime come lo Squonk dei Genesis.

Oppure boh, magari farò come Albachiara.

bai Paolo Madeddu su macchianera

non consumeròòòòò non deglutiròòòòò quest’amarissimaa aaranciataaa (tristissimo solo)