"Un cliente manda quello che secondo lui dovrebbe servirci per pubblicargli un redazionale di due pagine: un catalogo dei suoi prodotti in pdf. Passi per il testo, ché tanto ormai facciamo i salti mortali, che cosa vuoi che sia, ci inventeremo qualcosa che possa sembrare sensato. Ma delle immagini in risoluzione da stampa per riviste fichette-dei-poveri le prendo da un cazzo di catalogo in pdf? Passi (?) pure che il materiale che deve fornire non gli venga specificato per filo e per segno nel contratto che lui firma con la casa editrice, ma almeno sapere cosa chiedergli. No. La p.m. (a scanso di equivoci, “product manager”), responsabile da tempo di numerose pubblicazioni, tutte fichette-dei-poveri, mi chiede per la milionesima volta le caratteristiche che il file dovrebbe avere per un risultato di stampa decente – la frase precedente è liberamente riscritta perché nessuna delle parole citate rientra nel vocabolario della suddetta. Ai canonici 300 dpi, etc., il cliente risponde che non sa di cosa lei stia parlando (ma nemmeno lei lo immagina del resto) e manda due file Excel con all’interno dei francobolli sparsi intervallati da scritte, dicendo che si tratta della stessa pagina pubblicitaria che gli ha pubblicato Il Sole 24 ORE. Faccio due calcoli, ma la puntata di Fringe va in onda stasera in seconda serata. No, non me la sto godendo adesso."

I predatori della risoluzione perduta « Il vasetto di Pandora (via nipresa)

Qua mandano loghi in word e quando gli si chiede di mandarli in alta rimandano lo stesso file ma rinominandolo “logo-altissima”

(via stizzofrenica)

Libretto per evento no profit, aziende sponsor che mi fanno avere il biglietto da visita sgualcito con una sola parola:

SCANSIONALO.