Insufficient data by Charlie Stross (Traduzione alla vecchia)
C’è una domanda, in apparenza semplice, che mi ha tormentato per tutta la settimana:
Qual’è il numero minimo di persone necessario per mantenere (non necessariamente per espandere) il livello nostro attuale livello tecnologico?
Ci sono un gran numero di ramificazioni politiche che si nascondo dietro questa domanda. Lasciate che le mostri.
I Conservatori in America — ma anche altrove — tendono a cavalcare l’onda della falsa nostalgia, del desiderio di tornare al tempo in cui le cose erano più semplici, quando tutti gli uomini erano autosufficienti o sapevano stare al loro posto (o entrambe le cose), e i governi erano piccoli (alle volte così piccoli da affogare in una vasca da bagno). I trip nostalgici si manifestano nei posti più strani. Nella Fantascienza (il campo letterario che conosco meglio), abbiamo l’eterna correlazione libertari/colonizzazione spaziale. Abbiamo Ayn Rand, e la sua idea nerd-positivista di un mondo sostenuto da una piccola elite di geni stacanovisti che, se solo potessero chiedere una retribuzione corrispondente al loro lavoro, sarebbero più ricchi di Paperon de Paperoni (e sarebbero capaci di far arrivare i treni in tempo). Inoltre, abbiamo le peculiari aspirazioni rustiche degli ultraecologisti [green fringe NdH], che vorrebbero vedere un mondo in cui cinque miliardi e rotti di uomini pre-industrializzati vivono in armonia con la natura. Nel partito Repubblicano americano abbiamo gente che sbraita contro il “governo grande”, e fra i conservatori inglesi abbiamo l’abitudine, altrettanto masochistica, di tagliare la spesa pubblica chiedendo una grande società in cui gruppi volontari di cittadini si occupano di erogare i servizi offerti dall’attuale governo.
Penso che queste idee siano per lo più ingannevoli perché si basano su un’idea sbagliata del mondo che ci circonda — vale a dire l’idea che viviamo in una società che può essere resa abbastanza semplice da diventare comprensibile.
Guardiamoci intorno un attimo. Quante persone servono per progettare una nuova automobile? Ai tempi di Henry Ford, era necessario un ufficio pieno di disegnatore, una manciata di ingegneri per occuparsi di tutti i sottosistemi più importanti (gli ingranaggi di trasmissione, il motore, la parte elettrica, i freni, le sospensioni, la carrozzeria), e dei carrozzieri esperti per decidere la forma. Ci sarebbe voluti degli ingegneri gestionali [Time and Motion Men, si riferisce a una tecnica di business efficiency basata sui lavori di Winslow e Gilbreth NdH] per decidere la velocità e le sequenze di assemblaggio nella catena di montaggio, e un ulteriore lavoro per progettare gli strumenti della linea di produzione che i lavoratori avrebbero usato… serviva il lavoro di qualche centinaio di uomini.
Le auto moderne sono differenti. Nel 2010, una macchina tipica può contenere approssimativamente 20-30 motori elettrici e attuatori ( per tutte le cose dalla chiusura centralizzata all’aria condizionata, passando per i sedili e per i finestrini motorizzati). Ci sono un numero simile di microprocessori che si occupano di tutto dal motore e dalla gestione della scatola di trasmissione ai sistemi di intrattenimento, navigazione, comunicazione, e ai sistemi di mitigazione degli incidenti (ad esempio, i sensori e i microprocessori che controllano la sequenza detonazione che gonfia gli airbag/tensione delle cinture di sicurezza/collasso del piantone dello sterzo in caso di collisione). Solo il sistema interno all’automobile richiede qualcosa come 10-20 milioni di linee di codice per far funzionare tutti questi servizi — ciò significa lo sforzo di migliaia di sviluppatori del software, senza contare la piccola armata che progetta non solo i pannelli della carrozzeria ma anche gli strumenti di manipolazione usati dai robot della linea di produzione per installarli. Le automobili non possono più essere riparate dall’utente perché sono diventate complesse quasi quanto gli aerei di linea del 1960.
E il tuo smartphone? Quella diavoleria ha una decina fra sottosistemi maggiori e componenti strutturali, e un centinaio di miliardi di elementi ( se vai fino a una scala infinitesimale e tieni conto dei capacitori nella sua memoria FLASH). Il numero di produttori sul pianeta che possono fare dei chip di memoria con quella densita di elementi è limitato, e hanno bisogno di elementi rari che possono essere estratti solo in posti esotici e in piccole quantità.
Medicina: non fatemi neppure cominciare. All’inizio del 19esimo secolo, avevamo dottori, infermiere, chirurghi, farmacisti e dentisti. Oggi, tutte queste professioni sono esplose in plotoni e battaglioni di sotto specialità, e i loro ruoli sono supportati da complesse industrie piene di stane nicchie.
Attorno al 1900, erano necessari gli sforzi del 20-30% della forza lavoro di una nazione per provvedere al cibo di tutti, e un altro 30-50% lavorava nelle fabbriche per produrre vestiti, macchinari e materiali di processo come i mattoni o la ghisa. Oggi, lo 0.5-1% della forza lavoro è sufficiente per sfamare tutti, e un altro 1-4% lavora nelle industrie per produrre gli elementi basilari — però sono esplose le microspecialità, in numero tale che per provvedere ai nostri bisogno è necessaria un’economia trans-nazionale. Oggigiorno, ci sono solo due venditori di aeri di linea a fusoliera di qualsiasi dimensione, Boing e Airbus, ed entrambe sono effettivamente dei consorzi multinazionali (più della metà dei componenti del Boeing 787 sono prodotti all’estero, e spediti a Seattle per l’assemblaggio finale). Sembra che ci sia spazio sono per un unico venditore di di aerei di linea Super Jumbo — se Boeing e Airbus tentassero di occupare simultaneamente quella nicchia, morirebbero entrambe di fame — quindi sembra che abbiano deciso di evitare di confrontarsi in quell’area (e in altre). E così via.
Quindi vi chiedo: quante persone servono, come minimo, per mantenere il nostro attuale livello tecnologico?
Ho messo un limite superiore di un miliardo di persone, perché questo è più o meno il numero dell’intera popolazione della NAFTA e dell’UE, con il Giappone, Taiwan, e le zone industrializzate della Cina. (Anche se la Cina è significativa, più della metà della sua popolazione è composta da agricoltori, che non si possono considerare un input per questo sistema)
Ho messo anche un limite inferiore di 100 milioni di individui. gli specialisti necessari per il solo settore dell’aviazione civile da soli possono arrivare a mezzo milione di persone, e non sottovalutiamo il bisogno di materie prime da estrarre e processare (dal grezzo all’Ittrio e al Lantanio), di un settore di educazione superiore/ricerca per insegnare alle persone che ci servono per rimpolpare il piccolo bacino di lavoratori esperti, e così via. Ipoteticamente, avremmo bisogno di sole 500 persone in una particolare nicchia, ma questo significa educarne 20 l’anno per mantere stabile il bacino, per non parlare dell’educazione dei futuri insegnanti, e bisognerebbe tener conto di tutti dell’abbandono da parte di persone incapaci o poco motivate che avevano scelto la carriera sbagliata. Per l’educazione superiore sono spesi l’1.8-3% degli introiti nelle parti del mondo più sviluppate, e una percentuale ancora maggiore è spesa per l’educazione primaria e secondaria (se spendi 10 anni in una scuola con un rapporto staff:studenti di 1:10, allora ti sei fottuto un anno di vita; sarebbe necessario spendere più risorse e lavoro nell’educazione pre-universitaria di quella che va nei settori dell’agricoltura e dell’industria messi assieme)
Per quanto riguarda quelle implicazioni politiche…
- Primo: no, non puoi semplificare una società complessa che si basa sulla consegna consegna just-in-time e su una moltitudine di specializzazioni. Hai bisogno di una grande infrastruttura educativa per provvedere alle preparazione specifica richiesta dalle varie nicchie occupazionali. Hai bisogno di un efficiente sistema di consegne just-in-time per gestire il cibo, l’acqua, l’energia, i ricoveri e qualsiasi altra cosa sia necessaria — o così, o ti accontenti di un’enorme inefficienza nella catena di distribuzione che ti costa quello che hai guadagnato altrove.
- Secondo, oggetti apparentemente simili (macchine, telefoni, aerei) hanno una complessità crescente nel tempo. Questa complessità li rende migliori (più sicuri, più economici, più lussuosi) dei loro predecessori, ma decisamente più difficili da ingegnerizzare; cose che una volta erano riparabili da meccanici della domenica e elettricisti amatoriale sono ricordi del passato. All’inizio del 19esimo secolo, ci si aspettava che l’equipaggio di un veliero fosse capace di tener dietro a tutti i possibili malfunzionamenti usando gli attrezzi e gli esperti che erano a bordo. Oggi nel ventesimo secolo, questa non è un’opzione considerabile accettabile per gli aerei di linea e, probabilmente, neppure per le automobili.
- Terzo, la complessita insita in questi nuovi prodotti implica che la loro produzione è dipendente da una complessa rete di specialità lower-level
- Quarto, ci sono molti effetti collaterali da tenere in conto. Materiali esotici significa eventi di contaminazione esotici da parte delle discariche delle scorie, per esempio.
- Quinto: la colonizzazione spaziale? Tornate da me quando mi saprete dire quante persone sono necessarie per progettare e costruire una tuta spaziale. (Ne servono centinaia, se non migliaia.) Più realisticamente, non avremo colonie extramondo autonome a meno che queste non riescano a coprire tutte le numerose specializzazioni della civiltà complessa che ha generato il programma spaziale non-autonomo e dipendente dai rifornimenti. O, per dirla in un’altra maniera: la colonizzazione di Marte potrebbe essere pratica, ma solo se si comincia sbattendoci un centinaio di milioni di persone
mh, interessante